ZONA SPECIALE DI CONSERVAZIONE “BOSCHI A FARNETTO DI COLLESTRADA”
Il Bosco di Collestrada è un bosco planiziale a “Farnetto” dove la specie arborea dominante è il Quercus frainetto, quercia di origine balcanica. La sua straordinarietà risiede nell’essere uno dei pochi frammenti residuali di bosco a testimonianza degli ecosistemi di cui era coperta l’Umbria ai tempi di San Francesco e rappresenta l’estremo nord-ovest del suo areale di distribuzione italiano. Il Bosco si estende su una superficie complessiva di circa 146 ettari nel comune di Perugia e presenta altitudini comprese tra i 195 e i 300 m s.l.m. su una modesta collina posta in sinistra idrografica del fiume Tevere, assumendo una forma allungata piuttosto irregolare. Dal punto di vista bioclimatico, la zona può essere classificata all’interno della regione bioclimatica Temperata, con termotipo collinare superiore e ombrotipo subumido superiore.
Il Bosco è una Zona Speciale di Conservazione.
Il Bosco di Collestrada nel tempo ha avuto livelli di classificazione diversi man mano che si ampliava la conoscenza delle sue componenti vegetali e faunistiche. Sito di Interesse Regionale (SIR) prima, poi Sito di Interesse Comunitario (SIC) fino al 2006 e di recente, dal 2014, Zona Speciale di Conservazione (ZSC), cioè zona sottoposta a piano di gestione approvato dalla Giunta regionale. Oggi, essendo cambiato il livello di classificazione del Bosco da SIC a ZSC, prima di effettuare interventi in prossimità di questo ecosistema è necessario rivedere la “valutazione di incidenza ambientale” (VINCA) perché la precedente valutazione è decaduta.
Questo Sito di Interesse Comunitario SIC/ZSC (classificata IT5210077 – Boschi a Farnetto di Collestrada) completa l’area di rispetto del Fiume Tevere con la prospiciente area denominata come “Ansa degli Ornari” (SIC/ZSC IT5210025) dando luogo al ricchissimo ecosistema del luogo. Le zone SIC/ZSC sono protette da misure di conservazione che non permettono lo svolgimento di attività diverse da quelle necessarie alla loro conservazione, in quanto sono ecosistemi individuati dal Ministero dell’Ambiente e designati dalla Commissione Europea. Rientra quindi nella cartografia geobotanica d’Europa come sito da proteggere, vincolato a qualsiasi intervento. Per questo la Regione Umbria ha avuto nel tempo finanziamenti dall’Europa per la sua tutela e conservazione.
Rilevanza storica, ambientale e scientifica
È un ecosistema di grande importanza storica, ambientale e scientifica perché, oltre a rappresentare memoria di formazioni forestali presenti fino al 1800, presenta specie vegetali arboree e arbustive che convivono insieme pur avendo esigenze climatiche diverse.
Il Farnetto è una specie “illirica submediterranea”, che condivide l’habitat con la Calluna, specie arbustiva dei climi freddi continentali, un elemento di Brughiera che nel bosco ha l’estremo sud del suo areale di distribuzione.

Quindi l’importanza scientifica del Bosco a Farnetto è dovuta alla convivenza, nello stesso habitat, di specie dominanti e compagne che hanno esigenze climatiche diverse:
- submediterranee come il Farnetto e il Cerro;
- mediterranee come il Leccio, il Corbezzolo, l’Erica e la Fillirea;
- continentali come la Calluna o Brugo.
Quali specie la rendono “Zona Speciale”?
Nel Bosco di Collestrada sono state individuate anche altre specie di rilevante interesse floristico vegetazionale a livello regionale, oltre a Farnetto e Calluna sopra indicate:
– Ginestra di Germania – Genista germanica;
– Sorbo fiorentino – Malosorbus florentina;
– Camedrio siciliano – Teucrium siculum.

Di seguito sono elencate le specie animali di interesse comunitario segnalate all’interno della ZSC:
– Uccelli specie di cui all’allegato I Direttiva 79/409/CEE
– Succiacapre – Caprimulgus europaeus;
– Averla piccola – Lanius collurio.
– Mammiferi specie di cui all’allegato II Direttiva 92/43/CEE:
– Vespertilio di Blyth – Myotis blythii;
– Vespertilio di Capaccini – Myotis capaccinii;
– Vespertilio maggiore – Myotis myotis;
– Vespertilio smarginato – Myotis emarginatus.
– Anfibi e Rettili specie di cui all’allegato II Direttiva 92/43/CEE:
– Tritone crestato italiano – Triturus carnifex carnifex;
– Testugine di terra – Testudo hermanni.
– Invertebrati specie di cui all’allegato II Direttiva 92/43/CEE:
– Cervo volante – Lucanus cervus
Quali pericoli per il Bosco di Collestrada
Come in altre aree appenniniche italiane, la vulnerabilità del Bosco di Collestrada può riguardare sia aspetti naturali, biotici e abiotici (relativi alla salute del bosco stesso o a rischi ambientali) sia rischi dovuti alla presenza o alla incuria da parte dell’uomo.
I pericoli “naturali” possono essere legati al riscaldamento globale, che per siccità prolungate stanno indebolendo molte specie e favoriscono l’insorgenza delle malattie. Le querce già soffrono di “declino forestale” causato da stress idrici, funghi radicali (Armillaria spp.) e attacchi di insetti xilofagi.
La presenza nelle aree limitrofe di specie vegetali esotiche (alloctone), introdotte negli ultimi secoli dall’uomo che si sono dimostrate invasive, ha già alterato ecosistemi vicini e le ha rese competitive con la flora locale (autoctona), fino a cambiare la struttura e la dinamica di questi spazi. Le principali, osservate ai margini del Bosco di Collestrada sono la Acacia (Robinia pseudoacacia) del Nord America, l’Ailanto (Ailanthus altissima) dalla Cina e la Ambrosia artemisiifolia, specie erbacea allergenica, nord americana.
I pericoli legati alla presenza dell’uomo, escludendo il taglio illegale degli alberi inesistente per fortuna in questa zona, sono alcune cause scatenanti gli incendi boschivi come l’incuria, l’abbandono dei rifiuti e/o la stupidità umana che, con l’aggravante dell’accumulo di biomassa secca presente nei boschi abbandonati, permettono la propagazione veloce delle fiamme.
Un’ulteriore azione di disturbo antropico, come potrebbe essere quello della realizzazione di infrastrutture che interessino la collina di Collestrada, determinerebbe lo strappo definitivo che ancora collega la avifauna dell’Ansa degli Ornari, anche essa ZSC, con la flora del Bosco di Collestrada, corridoio naturale fondamentale per l’equilibrio tra la flora e la fauna di un ecosistema.
Un po’ di storia
Il bosco di Collestrada è di proprietà del Comune di Perugia, come lo sono ancora gran parte del borgo medievale, la chiesa, e fino a pochi anni fa le terre circostanti. Nel passato è stato sempre molto frequentato dai collesi e ad essi ha garantito una buona parte del loro sostentamento: caccia, raccolta funghi, asparagi e legna.
Nel 1524 passò sotto l’Ospedale di Santa Maria e ci rimase fino agli anni ottanta del XX secolo. Ci viene raccontato, nelle interviste fatte in occasione della Festa Grossa del 2010, di un bosco molto vissuto, che era di tutti, benché ci fosse il guardiano dell’Ospedale a tutelarlo, dove le donne andavano a raccogliere ramoscelli per scaldare il forno della collettività, e dove gli uomini andavano a far legna, a volte di nascosto dal guardiano stesso, a caccia o a catturare uccelli presso il “rocolo”.

Al suo interno si potevano distinguere numerosi sentieri di facile percorrenza. Una decina di anni fa, durante una prima azione di rivalorizzazione del bosco portata avanti dall’Associazione Colle della Strada, alcuni di questi sono stati denominati rispettando i toponimi delle zone che attraversavano: Pianaccia, Buche delle bombe, Vallocchia, Polveriera, Fosso de lo Sbirro, Troscia, gli Elci, Monticchio; ma vi sono anche altri toponimi ancora oggi usati: Terratelli, Buca de la bomba, Caccia de le palombe, Roculo, la Cerqua de l’aviso, la Cerqua del por Geremia, la Cucina del campeggio.
Durante la Seconda Guerra Mondiale vi fu la deflagrazione di tutte le munizioni contenute all’interno di un’area del bosco denominata “Polveriera”, in quanto polveriera dell’aeroporto, situata a nord-est rispetto allo stradone di mezzo. Un evento che condizionò a tal punto l’omonima area e il terreno sottostante che ancora oggi si presenta come una radura in mezzo al bosco.
Sempre durante la Seconda Guerra Mondiale, il 16 giugno del 1944 ci fu l’abbattimento di uno Spitfire della Royal Air Force. L’aereo si schiantò in mezzo al agli alberi. I pezzi ritrovati recentemente da alcuni ricercatori nel luogo dell’impatto coincidono con quelli appartenenti, effettivamente, ad uno Spitfire, matricola LF748 il cui pilota, di appena 22 anni, apparteneva al 417° squadrone, ricognizione canadese, dell’aeronautica canadese appunto. Il giovane soldato riposa nel cimitero militare di Rivotorto. Il “417° Squadron Archive Report” recita: “ FLIGHT LIEUTENANT BRUCE JOHNSTON INGALLS, D.F.C., of Danville, Quebec, was killed in action while serving with No. 417 Squadron on 16 June 1944. He was shot down by anti-aircraft fire, the aircraft crashed and exploded at the side of the road east of Lake Trasimeno.”
Il bosco di Collestrada, o selva de Colle o macchia de Colle, comunque lo si voglia chiamare, un tempo era intensamente vissuto e sfruttato nella vita di ogni giorno; oggi, zona ZSC, è un’area protetta da salvaguardare in quanto frammento residuale degli ecosistemi al tempo di Francesco.
A seguire la trascrizione di parte delle interviste realizzate in occasione della “Festa Grossa” del 2010 ad Anna Faina, Gettulio Severi e Rino Barberini.
Racconta Anna Faina:
“Per fa l foco per fa bolli’ l’acqua evi da gì a la macchia …[lo facevano n.d.r] le donne che i mariti c’evono da lavora’ pi campi … l bosco era de tutti…io quand’er giovane partivo la matina a bon’ora, ncora era bujo e [i funghi n.d.r.] i sentivo cusì nco le mane … porcini, ovoli, biette, gavtelli, tutte ste robbine … erono quaggiù dappiede…o lassù, je dicemme i Terrateje, mpo da per tutto… l bosco se puliva, alora se tajavon le spine che bisognavon pel forno. L forno che era a Collalto, che chi eva da fa l pane portava su le legne…uno da l’altro…ce se deva parte…era grande, quando facemme le torte de Pasqua ce ne givono 20, 25 de tutti sti catini …”
Gettulio Severi, sempre relativamente al bosco, racconta:
“[Al bosco ce se andava n.d.r.] a fa’ le legne, le legne sciutte e anche quelle nunne sciutte. C’era l guardiano che si te chiappava gne steva bene, ma…era l guardiano de tutta la tenuta, de l’azienda…se c’era [una pianta n.d.r] sciutta te chiamava, te l diceva…l’evi da taja co l’accetta, c’era da fatiga’, eh! La frasca, per esempio per scalda’ l forno e pe l focolare…”
Aggiunge Rino Barberini:
“[Al bosco c’andavo] anche tre volte al giorno, c’andavo a fa’ gni cosa, mbel po’ ce givo a caccia…sapevo tutti i sentieri…a funghi io ce vo sempre…La cucina del campeggio era la cucina do’ durante l’estate venivono a fa l campeggio gli avanguardisti de Perugia…quando funzionava la caccia de le palombe, passavono a branchi, c’era la “Cerqua de l’aviso”, c’era uno che avisava quando passavono le palombe, l avisatore urlava: “Palombe, palombe sopra l monticchio, palombe da la “Cerqua del por Geremia” e di sopra c’erno 5 o 6 cappanni do che c’era la caccia de le palombe…e pu c’era l roculo, do’ se chiappavono gli ucelli nco le reti, co i richiami…e tutta l’atrezzatura de la caccia la tenevono tutta di qui dal teatro, tutte le scale, i capanni…”

