La Battaglia di Collestrada

La Battaglia di Collestrada

Il primo momento storico che lega il nome di Francesco a Collestrada è quello della omonima battaglia.

Nel 1202 Perugia ed Assisi si contendevano la collina di Collestrada, denominata allora semplicemente Colle, e numerosi erano gli scontri tra le due cittadine. L’allora Francesco di Bernardone partecipò alla battaglia e venne fatto prigioniero dai perugini rimanendo nelle prigioni di Perugia per circa un anno.

Arnaldo Fortini descrive così la battaglia di Collestrada: Arnaldo Fortini “Nuova vita di San Francesco”, Bibliotheca Fides, 1969 

“... La battaglia, per tanto tempo preparata e attesa, seguì nel novembre del 1202. L’esercito degli assisani scese dal piano, si spinse oltre la strada traversa, avanzò nel territorio di campagna, salì sul poggio di Collestrada, oltrepassò la linea di confine posta fra la selva della chiesa e il castello che rimaneva nel territorio perugino. Si videro le compagnie sfilare, dalla cattedrale alla porta Romana, spiegando i vessilli di guerra. Tutte le botteghe erano chiuse. Tutti i campanili suonavano all’arme e al doppio.… Nelle prime ore del pomeriggio un manipolo di balestrieri occupò il castello sulla cima del poggio di Collestrada…. Le compagnie si disposero lungo il declivio, tra la selva vicino alla chiesa e la strada di Perugia. Un gruppo scelto di cavalieri si pose in agguato in mezzo ai folti canneti sulla curva che il Tevere fa in questo punto della pianura per vigilare i movimenti del nemico… L’esercito Perugino si mosse immediatamente e venne ad accamparsi sull’altra sponda del Tevere. Tra le avverse schiere passava una distanza di meno che mezzomiglio. Sempre secondo la solita Fonte, sarebbero stati i Perugini ad assalire i loro nemici. La battaglia arse così per tutto il colle investì il castello e la selva arrivando nell’edificio stesso dell’ospedale. Si combatté a lungo con un furore senza pari ma la giornata si chiuse con la disfatta degli assisani. L’eccidio che ne seguì fu grande. Il contemporaneo Tommaso da Celano usa la frase non modica strages, a significare una strage al di là di ogni misura. Bonifazio ha su per giù le stesse espressioni: strages latissima, cedes sevissima… Orrendo oltremodo era lo spettacolo degli uccisi sul terreno dove si era combattuto…” (pagg. 187-190).

“Così … fu abbattuta la potente Assisi, cecidere potentes Assisii. Così pagarono la pena della loro audacia coloro che non seppero rassegnarsi alla loro inferiorità di fronte alla agguerrita Perugia. Questo scempio di cui Assisi fu vittima avrebbe servito di esempio e sarebbe passato nella memoria dei posteri. Hoc et in etates hominum transibit et evum.

Moltissimi, secondo il celanese e i tre compagni, furono anche i cittadini di Assisi che caddero prigionieri. Tra questi si ritrovò Francesco. Quel combattimento, quella cruda ferocia, quel sanguinoso orgoglio, quei morti, quell’infinito pianto, lasciarono nel suo animo gentile e generoso un solco così profondo che il tempo non valse mai più a colmare. La sua spensieratezza giovanile ne uscì spezzata per sempre …” (pagg. 187-190). Questa la narrazione del Fortini che, come sentito, dà per esistente il lebbrosario già nel 1202. 

Carlo Pagliacci, invece, nel suo testo  “Collestrada. Storia di un paese tra ospitalità ed inclusione”, Zefiro srl, 2020,  descrive la situazione geo-politica che portò alla battaglia di Collestrada del 1202 e poi alla firma dell’arbitrato di Collestrada del 1209; trattato che sancì il passaggio dei territori di “Colle” sotto la giurisdizione di Perugia.

Tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo Assisi conobbe un periodo tutt’altro che tranquillo dal punto di vista politico interno…da una parte troviamo i boni homines identificabili, grosso modo, con l’aristocrazia, che detenevano ancora una buona fetta del controllo delle leve di comando, dall’altra gli homines populi, per lo più commercianti ed artigiani, che cercavano di guadagnare, oltre al denaro, anche spazi di partecipazione alla gestione della cosa pubblica…la situazione giunse ad un punto critico nel 1198. In quella data gli homines populi distrussero la Rocca e le casetorri dei nobiluomini …” (pag. 27).

“… Buona parte dei boni homines…fu costretta, di nuovo, a fuggire. Più di uno chiese l’aiuto di Perugia…e la città del Grifo non si fece certo pregare due volte: accettò come suoi cives quei nobili assisani rivendicando il controllo territoriale e la difesa militare dei possedimenti di loro proprietà…è evidente come una situazione del genere fosse destinata, prima o poi, ad esplodere. Assisi non avrebbe tollerato ingerenze dei Perugini in zone sino ad allora, bene o male, poste sotto la propria influenza: la “discordia in Assisio” divenne “guerra inter Assisium et Perusiam

Da fugaci scaramucce, scorrerie, imboscate, si arrivò allo scontro diretto tra i due eserciti che si protrasse a più riprese tra il 1202 e il 1203: spade e lance, mazze e fionde, frecce e sassi colorarono di sangue i prati vicino al Tevere, nei pressi di Collestrada. I soldati degli opposti schieramenti si massacrarono a vicenda, furiosamente, ma i perugini ebbero la meglio. Tra i prigionieri condotti in catene nelle carceri di Perugia figurava anche messer Giovanni, meglio conosciuto come Francesco … Era partito anch’egli per combattere, impaurito e baldanzoso al tempo stesso, come un giovane non particolarmente avvezzo all’uso delle armi ma eccitato dalla sfida. È probabile che la sua spada trafiggesse molti nemici e, tuttavia, fu costretta a soccombere di fronte alla preponderanza numerica degli avversari. L’anno trascorso in ostaggio delle autorità perugine è alla base della conversione spirituale di Francesco: quando egli fu liberato e tornò finalmente a casa, non era più lo scapestrato figlio di papà… La trasformazione in colui che, di lì a poco, sarebbe divenuto il poverello di Assisi era già in atto.

Lo stato di agitazione tra le due città umbre si protrasse per lungo tempo ma si trattò, più che di guerra guerreggiata, di schermaglie diplomatiche: nel 1209 venne finalmente stilato un arbitrato tra i rappresentanti di Perugia ed Assisi con il quale quest’ultima, in sostanza, riconosceva la supremazia dei perugini. Significativamente, come luogo in cui firmare l’atto di sottomissione venne scelto Collestrada, il campo di battaglia dove si erano decisi, con le armi, le diverse fortune delle due città nemiche ed anche l’area geografica che aveva innescato la miccia, che aveva scatenato, per l’interesse strategico che rivestiva, le gelosie prima tra boni homines e homines populi e, successivamente, tra questi e la città di Perugia …” (pagg. 28-29).

La centralità della battaglia di Collestrada nella vita di Francesco è innegabile e l’abbandono della vita mondana che ne consegue viene immortalato  nell’opera dello scultore umbro Norberto Proietti, posta davanti alla basilica di San Francesco che rappresenta:

“... la figura di Francesco di Bernardone a cavallo. L’immagine del cavaliere si fonde e si confonde plasticamente con la sua cavalcatura, grave di tutto il peso, lo smacco e l’onta di una sconfitta: le spalle di Francesco sono ricurve per l’angoscia e il lutto della guerra…il capo abbassato, le mani vinte da stanchezza, le gambe molli. Francesco è abbattuto: niente sogni di gloria. Ma altra gloria era ad aspettarlo. Il suo rientro da Perugia, è l’inizio di un altro cammino. Ma proprio perché si tratta di cammino, in questo caso il cavallo non sarà necessario. E per questo motivo, allora, che avviene un cambiamento nella vita di Francesco di Bernardone: il cavaliere viene dimenticato e il “poverello di Assisi” si concentra in altri pensieri, in cui non c’è più posto per il suo cavallo… ”.

“… Ma altra gloria era ad aspettarlo…è l’inizio di un cammino …” recita l’articolo sopra citato; vero: dopo il 1202 nulla sarà più uguale a prima; dopo la Battaglia di Collestrada, la prigionia; dalla prigionia la metamorfosi; la battaglia di Collestrada è un innegabile spartiacque nella vita di Francesco: è l’inizio di tutto.

All’interno dell’“Anello di Francesco” questo episodio lo collochiamo all’altezza della Casina Piceller, che la tradizione vuole sia sorta sui luoghi della Battaglia di Collestrada.


3 risposte a “La Battaglia di Collestrada”

  1. Avatar Bethany Morrison
    Bethany Morrison

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