Testo di riferimento: Davide Pasqualoni, “Il complesso architettonico della Villa dei conti Pucci Boncambi”, a cura di Giulia Bianconi
Villa Pucci Boncambi è una villa di campagna settecentesca ubicata a sud-est del territorio di Collestrada, ai piedi del borgo medievale, nel comune di Perugia, proprio a ridosso del confine con il Comune di Bastia Umbra. Villa Pucci Boncambi è da intendere “… come complesso architettonico comprendente paesaggio costruito, paesaggio verde progettato e paesaggio rurale ...” (pag. 101).
“… Villa Pucci Boncambi presenta un corpo principale, di forma approssimativamente cubica, a cui, grazie alla presenza di un loggiato, sono stati addossati due corpi parallelepipedi più bassi che si proiettano verso il parco. Le facciate nord, est e ovest, nella loro austera veste di pietra e laterizi, lasciano intravedere solo pochi vezzi estetici…Le facciate delle ali e il loggiato che si affacciano sulla corte sono ornate da un ricco apparato decorativo di gusto neoclassico che fa da splendida cornice alla corte e al giardino …” (pag. 103).
Come la maggior parte degli edifici del contado perugino nacque dall’ampliamento di un’antica torre presente nel territorio: “… una struttura di origine tardomedievale, presumibilmente una casa torre o una torre colombaia, costruzioni molto diffuse all’epoca nei contesti rurali come il nostro …” (pag 71, Pagliacci). Infatti, durante i lavori di consolidamento della Villa è emersa la struttura dell’antico torrione con il suo cornicione, inglobata nella stanza a sud est delle soffitte.
In alcuni atti di successione testamentaria del 1787, viene descritta così: “Nella tenuta di Colle della Strada il casino diviso in quattro piani con vestibolo, cucina, stalla, fienile, scala a due branchie e una piccola stanza al pian terreno, ed inoltre un loggiato ripiegato in forma di ale in due lati del cortile, il terzo de’ quali è cinto da semplice muro. In mezzo a detto cortile esiste un pozzo. Le dette due ali comprendono al pianterreno da un lato un magazzino dall’altro una cappella e forno e al piano superiore un passaggio ad uso galleria. Ciascheduno dei superiori due piani del corpo principale contiene un salotto, una sala e sei camere. Altrettanti vani ad uso magazzino esistono al quarto ed ultimo piano. Considerato il suddetto edificio con le debite ispezioni come sopra, compreso il giardino annesso recinto di siepe, lo valutiamo scudi duemila cento sessanta due e baiocchi sessantotto“ (pag. 111).
La Villa è stata censita, per la prima volta, tra il 1727 e il 1734 nel Catasto Chiesa, dal quale emerge chiaramente che era di proprietà del conte Costantino Ranieri, signore di Civitella Ranieri, patrizio di Perugia e Cortona.
Nel 1813 la Villa venne acquistata dal conte Rodolfo Pucci Boncambi che la denominò “Tenuta Campagna”. Una volta di sua proprietà, venne adornata con dipinti murari e le facciate delle ali della corte interna decorate con cornici, paraste, archi e fregi.
L’accesso alla villa è preceduto da un maestoso viale alberato costeggiato da centocinquantasei alberi di tiglio.
Riguardo al suddetto viale c’è un curioso aneddoto basato sulla testimonianza di Roberta Torresi:
“Mio padre, Giuseppe, che visse per un periodo in una casa colonica dietro la suddetta dimora, raccontava di quando, per far passare la “levatrice”, cioè l’ostetrica, fecero un accordo particolare con il conte Pucci: il passaggio della “levatrice” fu concesso a seguito di un “pedaggio” corrispondente a due capponi”.
Dai racconti di Edmondo Checcarelli e di Rosanna Taticchi, nati e cresciuti nei pressi della Villa, del giardino riusciamo a ricostruire quanto segue: dal chiostro usciva un viottolo perimetrato da piante verdi e da tantissimi fiori di estrema bellezza; il viottolo conduceva ad uno spazio circolare sul quale era costruito un gazebo in ferro, anch’esso circolare, che conteneva al suo interno un tavolo tondo circondato da sedie sempre in ferro. Il gazebo aveva una cupola a punta. Dietro al giardino c’era l’orto con delle enormi vasche piene di acqua dove i contadini si recavano per lavare i panni per i conti, poiché ne avevano l’obbligo.
Il parco circostante, che è un elemento tipico delle ville sette-ottocentesche, si colloca tutto intorno l’intero complesso architettonico. Vi si possono ammirare due cedri del libano ultra secolari di rara bellezza. All’interno del parco gli alberi ultracentenari sono numerosi e di varie tipologie: oltre ai cedri del libano troviamo cipressi, ippocastani, lecci, pini argentati, pini marittimi, platani, roverelle, tigli.
Ugo Taticchi, che visse a lungo all’interno della Villa, raccontava anche di un campo da tennis, sotto gli ippocastani, molto utilizzato da alcuni membri della famiglia Pucci Boncambi e dai loro amici. Sono ricordi di quando lui era bambino, precedenti quindi allo scoppio dell’ultima guerra.
Nel 1873 venne fondato lo stabilimento bacologico R. Pucci & C. che per 34 anni fu riconosciuto come primo stabilimento bacologico dell’Umbria.
Racconta sempre Ugo che agli inizi del XX secolo a Villa Pucci Boncambi si allevavano bachi da seta e che anche sua madre vi lavorava. Si trattava solo di allevamento, precisa lo stesso nell’intervista, poiché la produzione della seta avveniva a Perugia. Secondo il racconto tutti i contadini del conte Pucci Boncambi avevano piante di gelso perché, come è noto, i bachi da seta si nutrono solo delle foglie di queste. Da due foto dello stabilimento dei primi del ‘900, purtroppo disperse, si capisce che molte donne erano impegnate in questa attività. Un’attività talmente importante per loro che nelle frequenti processioni religiose del tempo, vi portavano addirittura i bachi da seta mettendoli dentro i loro reggiseni, come dal racconto tramandato alla pronipote dalla bisnonna Vittoria Gaggi, nata nel 1885, che da giovane vi lavorava.
Nel 1912 Villa Pucci Boncambi fu teatro di un duello per motivi sentimentali. “La notizia che il duello tra il tenente Di Francesco e il tenente Germani doveva aver luogo questa mattina si era diffusa in tutta la città…Il luogo stabilito era la Villa “Campagna” del conte Pucci …” così recita l’articolo pubblicato su “L’Unione Liberale” del 18 giugno 1912.
Durante l’occupazione nazista, nella Villa si accampò una guarnigione tedesca che si rese responsabile di un’esplosione a causa di una mina, come documentato in alcuni atti del secondo dopoguerra che, a tal proposito, ne registrano la diminuzione del valore catastale.
A seguito di una ricerca sul campo, nel giardino a sud della Villa sono stati ritrovati numerosi bossoli, alcuni dei quali completi di proiettile di fabbricazione italiana. Quelli ritrovati nella zona sud del parco risultano decisamente particolari: sono di fabbricazione italiana, presentano una punta tronca e sono di calibro 8×59. Questi venivano sparati dalla Breda 37, una mitragliatrice italiana molto precisa e per questo particolarmente apprezzata anche dai tedeschi; con la sua gittata di 5.000 m, montata su un treppiede, era utilizzata come arma antiaerea a difesa dei loro presidi militari. È verosimile ipotizzare che in quella zona del parco fosse posizionata dai tedeschi proprio una Breda 37 a protezione dell’intero accampamento. Secondo la testimonianza di Ugo Taticchi in quell’area a sud del parco, in tempo di guerra, c’era anche la riserva delle munizioni.
Dopo il passaggio del fronte e la ritirata dei tedeschi, vi si stabilirono gli Alleati che vi realizzarono una cucina: ad avvalorare il racconto il recente ritrovamento di una forchetta recante lo stemma della corona britannica e l’anno 1940. Edmondo Checcarelli racconta di come con la nonna si recasse sistematicamente presso la Villa per ottenere gli scarti della cucina che poi venivano usati come alimento per i maiali.
L’ultimo erede della Villa fu il conte Rodolfo. “… Rodolfo abitò a Roma, ma ha soggiornato comunque nella Villa tutte le estati fino alla sua morte nel 1997, con la moglie Giulia Chierico e la figlia Maria Cecilia…”. (pag. 37).


Gabriella Taticchi descrive una scena che conserva tra i suoi ricordi di bambina: la contessa, con un lungo abito bianco e i capelli raccolti, era protetta da un ombrellino da sole anch’esso bianco; il conte, in abito scuro, sorreggeva l’ombrellino da sole a protezione della moglie ed entrambi, a braccetto e con passo lento, si avviavano verso il gazebo del giardino.
Con il passare del tempo la Villa cadde in uno stato di semi abbandono; con il tempo si palesarono danni strutturali di assoluta importantanza.
Fortunatamente, nel 2015, iniziarono i lavori di restauro e consolidamento di quello che rimaneva della Villa grazie a due figure di spicco del mondo dell’imprenditoria umbra: Giuseppe e Federico Malizia, attuali proprietari dell’intero complesso monumentale.
Oggi, dopo anni di incessanti lavori, Villa Pucci Boncambi, è tornata a risplendere in tutta la sua magnificenza; e questo, solo grazie all’ imponente intervento di restauro e consolidamento intrapreso dai predetti proprietari.

