Testo di riferimento: Paola Monacchia, “Ospedali in Umbria nel secolo XIII”, in “L’Umbria nel XIII secolo” a cura di E. Menestò, Spoleto 2011 (Uomini e donne medievali 30), pp. 105-165

Nel XIII secolo, nell’attuale territorio di Collestrada, il Comune di Perugia costruì il suo lebbrosario. Il luogo fu scelto per tutta una serie di motivi: era sufficientemente lontano, siamo infatti a circa 7 chilometri dalla città; si trovava sulla via regale, una delle maggiori arterie di  comunicazione anche commerciale,  che portava da Perugia  ad Assisi e che arrivava fino a Roma; godeva di una strategica posizione collinare, proprio sul confine con il contado assisano; si trovava nei pressi del bosco, la selva di Colle, e del fiume Tevere in un territorio ricco di fonti.

Relativamente alla sua fondazione, la teoria oggi più accreditata ci dice che venne costruito dopo il 1209 e prima del 1216: il 1209 è l’anno in cui la collina de Colle passò sotto la giurisdizione del Comune di Perugia, e il 1216 è l’anno in cui Francesco nel suo viaggio di ritorno dall’incontro con Onorio III si fermò a dormire all’hospitale de Colle (come documenta il Canone Teobaldino del 1310). 

Il lebbrosario era formato da tre distinti corpi con altrettante chiese ed erano distanti alcune centinaia di metri l’uno dall’altro.

Al centro, sulla parte più alta del colle venne edificato il Santa Maria che era il luogo dei sani ed era  destinato all’amministrazione; qui venne costruita anche l’omonima chiesa. 

Leggermente più in basso sorgeva il San Lazzaro con le terre, gli orti e le case destinate ai malati maschi. Il San Lazzaro e la relativa chiesa vennero realizzati sulle terre dove nella seconda metà del XVI secolo verrà costruito l’”Ospedalone San Francesco”.

Più o meno alla medesima distanza, ma verso la selva di Colle, vi erano il Santa Marta e la chiesa omonima, oggi completamente dispersi, dove dimoravano le donne malate, ma anche numerose donne sane. Proprio al Santa Marta viveva una lebbrosa chiamata Maristella, a cui oggi Collestrada ha dedicato una via del paese. Maristella era una malata che, coraggiosamente, nel 1262, testimoniò insieme a una compagna, Manilia, contro il priore dello stesso lebbrosario accusato, oltre che di aver abusato dei beni dell’ospedale per il proprio tornaconto, di aver rubato un prezioso drappo serico regalato alla chiesa dal papa Innocenzo IV. Dagli atti del processo ancora esistenti negli archivi giudiziari antichi, sappiamo che il giudice le prestò fede e che il priore infedele fu condannato.

Dai vari documenti contabili si evince che tra maschi e femmine, sani e malati, all’“Ospedale de’ Leprosi de’ Colle” vivevano, negli anni Trenta del Trecento, intorno alle 140 persone.

Ma il microcosmo dell’ospedale di Colle era in realtà ben più vasto se si considerano i tanti laboratores che sbarcavano il lunario lavorandone le terre, nelle pertinenze delle quali, di norma, vivevano.  

Nei primi decenni del Trecento, nel Santa Maria era presente un palazzo di due piani, con loggia e scale, denominato palatium magnum che si apriva direttamente sulla piazza, infatti, le abitazioni oggi presenti allora non esistevano e le mura di cinta, coronate da merli guelfi con il loro percorso di ronda in alto, erano visibili anche dall’interno. Questa era la parte del castello destinata a residenza  mentre quella inferiore era destinata a cantine e magazzini. 

Nel palatium magnum c’era un refettorio, una dispensa per l’olio e le carni salate, una cucina attrezzata di tutto punto e il pestrinum, il luogo dove si faceva il pane. C’era una camera finemente arredata dove dormivano i priori ma c’erano anche stanze e stanzette con più letti, compresa una camera con sei giacigli a disposizione dei forestieri denominata pellegrinaio. Nella parte inferiore del palazzo vi era una grande cantina corrispondente, probabilmente, a quello spazio che oggi chiamiamo “Cantinone”. Questo immenso magazzino, la cui entrata dà verso nord, con i suoi imponenti archi a sesto acuto interni alla struttura, ancora oggi, esprime con potenza lo stile gotico che andava diffondendosi in quegli anni.  Il Cantinone svolgeva evidentemente la mansione di magazzino a conferma della notevole importanza della funzione produttiva sostenuta dall’hospitale de Colle. Ancora oggi, entrando sotto le sue volte, si ha come l’impressione di continuare a vivere la sua storia; una storia immutata per più di sette secoli, se si considera che ancora  nella seconda metà del Novecento il comune di Perugia continuava a riempire le grandi botti del Cantinone con il vino prodotto in quelle che ancora si chiamavano “le terre dell’Ospedale”.

Il Santa Maria, nel 1276, venne dotato di una torre e di un ponte levatoio; di quest’ultimo oggi non v’è più traccia. La torre nel corso degli anni è stata prima torre difensiva, poi torre colombaia e infine campanile. Era in origine preceduta da un rivellino, un avancorpo dotato a sua volta di porta, come documentato sempre dal Cabreo. La torre, alta 26 metri, era caratterizzata, nella sommità, da caditoie sporgenti su archetti per la difesa piombante con una corona di merli guelfi; attualmente è possibile distinguere due ordini costruttivi: quello inferiore, più antico, in pietra arenaria e quello superiore, in laterizio, costruito successivamente, a formare il campanile della chiesa adiacente. (Foto Cabreo del volantino)

La stessa conserva un’importante testimonianza archeologica: un’urna cineraria del II – I sec. A.C. posta alla sua base, che rappresenta Troilo disarcionato e poi ucciso da Achille. 

Il portone dell’ingresso principale, ad arco a sesto acuto con conci in travertino, presenta sulla sua sommità lo stemma del Comune di Perugia: un grifo.

Nel Santa Maria si trovava una cappella dedicata appunto alla Vergine Maria situata proprio all’ombra della torre, a sinistra del portone d’ingresso. L’edificio, ampliato nel Seicento, era orientato con l’entrata verso nord e l’abside sotto quello che diventerà successivamente il campanile. 

Dell’esistenza di una vera e propria parrocchiale si potrà parlare solo a partire dal 1524, anno in cui il lebbrosario viene unito all’Ospedale della Misericordia. A fianco della porta d’ingresso, sopra il monumento ai caduti, è ancora ben visibile  il trigramma dell’Ospedale cittadino: una D, una M e una E più piccola, che stanno per Domus Misericordiae, sormontate da una croce. 

Prima, però, a causa della sua posizione strategica, il Comune di Perugia  aveva destinato una parte del Santa Maria, anche alla difesa. 

Gli anni Settanta del Duecento e i successivi furono infatti decisivi per l’assestamento del confine tra Perugia e Assisi e di quel periodo il Castello di Collestrada conserva l’impostazione generale: la cinta muraria, la torre difensiva e almeno una parte delle strutture per la residenza e la produzione e conservazione dei prodotti agricoli.