La polveriera

La polveriera

Testo di riferimento: C. Pagliacci, “Collestrada. Storia di un paese tra ospitalità ed inclusione”,  Zefiro srl, 2020

All’interno del bosco di Collestrada, proprio a sinistra dello stradone centrale, c’è una radura nota come “La polveriera”. La polveriera era stata realizzata a Collestrada dall’esercito tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale. Era la polveriera del vicino aeroporto e qui vennero accatastati “…gli esplosivi più pericolosi, le bombe per gli aerei, gli ordigni al fosforo, ed un grande quantitativo di dinamite...” (pag 90). Nel giugno del 1944 la polveriera venne fatta saltare.  

Rino Barberini e Gettulio Severi in un’ intervista realizzata in occasione della Festa Grossa del 2010, confermano quanto sopra riportato. Raccontano, infatti, che nel borgo medievale di Collestrada, durante la Seconda Guerra Mondiale, c’era un’enorme quantità di munizioni che i tedeschi avevano accatastato non solo all’interno del bosco, nella zona nota come Polveriera, ma anche sotto le piante ai lati dello stradone che dal bosco stesso porta al borgo e lungo quello che scende verso l’Ospedalone San Francesco. Molto esplosivo venne accatastato persino dentro le mura del castello. C’erano insomma cataste e cataste di bombe, da 100 kg e da 50 kg, siluri, proiettili di cannone di calibro 88, e ovunque, nell’area intorno al cimitero, si trovavano i bengala. Era la polveriera che riforniva l’aeroporto, oggi noto come aeroporto “San Francesco”. Con l’avvicinarsi degli Alleati, “ai primi di giugno del ‘44 le ormai scarse truppe germaniche ricevettero l’ordine di far brillare la polveriera“, precisa Pagliacci nel testo più volte citato (pag. 91). Il maresciallo in carica si accordó con i residenti per trasportare le munizioni dall’interno e dalle vicinanze del borgo fino al bosco. All’operazione partecipò tutta la popolazione. Gli operai della “fattoria”, o meglio dell’azienda ospedaliera, insieme ai contadini che vi gravitavano intorno, trasportarono tutte le munizioni all’interno del bosco con i mezzi a disposizione, per lo più carri trainati dai buoi che avevano le slitte al posto delle ruote. Venne utilizzata anche una carrozza trainata da una cavalla. Una volta posizionate le munizioni nel bosco, la lunga miccia fu innescata da dietro l’Ospedalone San Francesco. Il boato fu tremendo, di una potenza tale da distruggere tutti i vetri dell’intero borgo medievale, nonostante fossero state lasciate aperte porte e finestre, come da ordini impartiti. Anche il forno pubblico, posto all’interno delle mura, venne sventrato ma nel complesso il borgo fu salvo così come gli abitanti che si erano riparati nella campagna circostante. Notevoli furono invece i danni riportati dal bosco con diverse piante abbattute e profondi crateri nel terreno. Oggi, due toponimi interni al bosco stesso testimoniano quell’evento: “Le buche de le bombe”, un’area situata all’estremo est del bosco e “La buca de la bomba” un’ area poco più a sud della polveriera.

Di seguito alcuni brani dell’intervista citata:

“[quando è scoppiata la polveriera n.d.a] i vetri gli ha toccato arcompralli da tutti, n se n’è salvato nessuno…Era  dappiedi al viale questo di qui, ntla sinistra…passato l vivajo, ma dentro al bosco, proprio ntol pizzo tlì dappiede, do  c’eron le gricce, ogni griccia era nata na buca, e ncora c’enno” “ [la griccia era una catasta di n.d.a] bombe da n quintale, da 50 chile, c’erono i proiettili di cannoni, c’erono tutta sorta de robba”. Intanto Gettulio Severi aggiunge: “I proiettili, l’hon fatti scoppia’; c’avvertirono de apri’ tutte le finestre e le porte quando andavano a fa’ scoppia’ [la polveriera]”. Riprende Rino a raccontare: “Quando l’honno amenata [fatta brillare n.d.a] eron venuti dietro al collegione  eron tlì … da la macchia e tlì jon da lla carica … è stata na cosa…considera che l forno s’alargó …  tu vedeve le cerque ch’i ne mancheva n pezzo a gì’ su, daccapo a lo stradone c’eron du pini, uno è restat  tutto  co l pedon dritto, ma l ciuffo n c’era più per niente, era restat tlì, e uno era partito… tutta la robba di bengala, robba de illuminazione, era sparsa di qua dal cimitero, da per tutto … chi nun l’ha visto nunn … lì per lì appena scoppiato le schegge c’eron da tutte le parte”; 

Rino:

“… prima c’ eron tutte quelle de gli apparecchi che buttevon giù, doppo quando enno arivati i tedeschi, doppo l’8 settembre ce n’honn portate de tutte le [sorte n.d.a], quelle di cannoni, quelle de … hon portato de gnicosa.” “La strada che va giù al cimitero era piena de siluri.” “C’eron du siluri tlì a mezza strada a gi giù, du barche … quelle doppo le portarono laggiù a la macchia e le fecero saltae …” Dal bosco a veni’ su evon fatto dei boxe, eron tutte sotto a le piante, anche do che eron ricoperte … anche tu qui dua  c’honno la roba quelli del teatro, tlì dentro, era pien tutto de proiettili del cannone, ogni gabbia ce n’erono 3 proiettili dentro, de l’88”.

Quando arrivò l’ordine di far saltare tutte le munizioni, queste vennero portate al bosco

“… e alora chiesero da questi de la fattoria, i contadini coi buoi, coi carri, li carcavono e li straginavono … erono a slitta, c’evono le slitte sotto”. Gettulio Severi aggiunge: “I mi babbo co la cavalla e co la cacciatora, sarebbe stata la carrozza…”. “Quelli che c’erano tutti s’enno dati da fa’…Sennò facevon salta’ la scuola, l campanile”…Tutto per pote’’ salva’ dua che c’abitamme”. 

Una quantità indescrivibile di munizioni di ogni tipo venne portato al bosco e aggiunge Gettulio Severi:

… [quando stavano per arrivare gli inglesi n.d.a] fecero salta’ tutte ste munizioni, ce dissero de lascia’ le porte e le finestre aperte e anda’ [in campagna n.d.a] e dopo che le fecero salta’ ne sono rimaste diverse inesplose

e per anni vennero raccolte dagli abitanti del paese e del circondario, per commerciare  il tritolo che ne ricavavano o il metallo raccolto; ciò provocò numerosi incidenti negli anni a seguire, nel 1947 ce ne fu uno mortale.


3 risposte a “La polveriera”

  1. Avatar Bethany Morrison
    Bethany Morrison

    Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Quisque laoreet, justo sedissim. Risus nisi tincidunt tortor, nulla felis, sed imperdiet eros tempor.

    1. Avatar Henry Walton
      Henry Walton

      Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Quisque laoreet, justo sednissim. Risus nisi tincidunt tortor, nulla felis, sed imperd.

  2. Avatar Erika Richardson
    Erika Richardson

    Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Quisque laoreet, justo sedissim. Risus nisi tincidunt tortor, nulla felis, sed imperd.