Carlo Pagliacci, nel testo più volte citato, a pag. 44, sottolinea che tra i motivi per cui il lebbrosario venne costruito proprio in questi luoghi è perché particolarmente ricco di fonti e ruscelli. Infatti ancora oggi vi è una fonte che nel secolo scorso, e immaginiamo anche nei secoli precedenti, è stata proprio fonte di vita.
“La fonte”, protetta oggi da una costruzione in mattoni decisamente malandata, è situata tra il borgo medievale e il bosco, a ridosso del cimitero.
Da un’intervista fatta ad Anna Faina, per tutti Annetta de Cianetto, in occasione della Festa Grossa del 2010 emerge che per fare il bucato tante famiglie di contadini andavano alla fonte, scendendo verso il bosco, sulla destra, a ridosso di ciò che resta della viabilità antica, tra il cimitero e l’attuale canile, accanto ad un gelso moro centenario. Originariamente c’era solo una vasca, ma poi, evidentemente, per la notevole affluenza di contadini che vi andavano a lavare i panni, ne venne costruita una seconda: entrambe le vasche sono ancora esistenti. Con i panni bagnati, perché trattati a casa con la cenere e l’acqua bollente, messi dentro a dei grandi canestri posti sulla testa, le donne si recavano alla fonte per risciacquarli. Dopo il risciacquo tornavano a casa con “le canestre” piene di panni ancora più pesanti che all’andata.
La fonte era un luogo molto frequentato, pieno di vita, un luogo di incontro e di confronto. Il primo che arrivava la mattina era il più fortunato perché trovava l’acqua pulita. Era un lavoro estremamente faticoso, di polso, poiché i panni si lavavano sbattendoli ripetutamente su delle pietre. E chissà quante confidenze, quanti pettegolezzi, quanti racconti avranno dato vita a quel luogo, oggi completamente in disuso e abbandonato.
Trascrizione di una parte dell’intervista di cui sopra:
“…a lava’ s’andava giù da le fonte…quaggiù dal cimitero c’eron le fonte…se piavon le canestre e pu via co la canestra piena de pagni su la testa…n giorno so arnuta su nco la canestra che sarà stata mezzo quintale…era tanta [la gente], alora se ncontravno i contadini, c’era Mencnero, c’era Gagliardoni e ce ne venivon tanti i contadini tu qui a lava’, qualche volta nce se entrava, prima era a na vasca sola, doppo n hon fatte due…a la sera se puliva, s’arpuliva la fonte e la matina beato chi era prima che giva a sciacqua’…chi è che je bisognava che era più svelto a la matina, pulivono a la sera la fonte e doppo a la matina partivono a bonora e givono a la fonte…e ce vole per fa l bucato, doppo se mettevono nto na scina sti panni quando s’artornava da la fonte, ce se metteva come na balla, e sopra ce se metteva tanta cenere e se buttava giù l’acqua bollita…veniva giù il ranno e con quello ce se lavavono i panni de colore…l facemne a casa e doppo…se giva giù a la fonte…[e per pulí] col polso, c’era da sbatte su pe quele pietre, per carità, era na vitaccia…per fa bolli’ l’acqua evi da gì a la macchia a arcoje tutta quela robaccia per fall’arde, per fa bolli’ l’acqua, per carità…”.


3 risposte a “La fonte”
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